Appena una decade è trascorsa dal peggior incubo nel quale sei caduto durante la tua ancor breve esistenza. I lunghi giorni e le interminabili notti passate nella minuscola cella del Sanatorio ti hanno logorato nel corpo e nello spirito.
Chiudendo
gli occhi ti chiedi come possa essere iniziato tutto… Waterdeep, la Città degli
Splendori, il Gioiello del Nord, non deve certamente la sua celebrità al
distretto del porto, la zona in cui vivevi con il tuo Mentore Asphartas Galdorious.
A
poche decine di metri dai cunicoli a ridosso dei moli c’è Vicolo del Salmone
Speziato, quasi alla fine di questo una decrepita insegna reca la dicitura “Gli
Alambicchi di Galdorious”. Da quando hai perso tutti i tuoi familiari a seguito
dei tumulti scoppiati durante l’assalto di Iakhovas, la vecchia e
scricchiolante bottega dell’Alchimista ha costituito sia la tua occupazione
come suo apprendista, sia la tua dimora. Ritieni che il tempo trascorso ad
affinare le arcane arti, alle quali ti sei da sempre sentito affine, ti porterà
un giorno a combattere il fuoco con il fuoco e vendicare quindi tutti coloro
che come te sono rimasti vittime della violenza di questo mondo.
Da
qualche tempo uccisioni sempre più efferate si sono verificate fra i vicoli del
fatiscente distretto del porto, generati non dalla consueta miseria e
disperazione che accomuna la gran parte dei suoi abitatori, ma da qualcosa di
più oscuro e misterioso…
Si
parla di una Eresia catartica che sta prendendo sempre più rinomanza in alcuni
scantinati e cunicoli sotterranei, lontano dagli occhi indiscreti delle sparute
pattuglie della Guardia Cittadina. Il Culto del Dio Anfibio lo chiamano
sussurrando, tutti gli adepti andrebbero progressivamente incontro alla follia,
arrivando al sacrificio estremo nel nome della Grande Divinità del Profondo che
emergerà dalle acque per reclamare le vite dei non credenti…
E
così, oramai quasi nessuno percorre dopo il tramonto le viuzze a ridosso del
vecchio porto, perché nell’oscurità di vicoli talmente angusti i cui tetti si
lambiscono o nel silenzio dei vecchi edifici decadenti e abbandonati si dice
che occhi di strani umanoidi anfibi osservino gli ignari passanti con oscuri e
letali intenti. Di sicuro, durante la notte, il puzzo di pesce marcito diventa
intollerabile e le luci dei piccoli santuari degli Dei benigni sembrano
diventare vacue e prive di calore.
Sembrava
essere una notte come molte altre quella in cui tu e il tuo Mentore siete stati
destati da un secco e ripetuto battito sul massiccio e vetusto portone di legno
di quercia al piano inferiore della bottega. Allarmato vista l’ora inconsueta
per delle visite, hai sbirciato dalla piccola finestra socchiusa che dal tuo
alloggio si affaccia proprio al di sopra dell’uscio. Con tua somma sorpresa hai
constatato che un gruppo di persone era in attesa nel vicolo sottostante, le
quattro più visibili erano munite di lanterna e si trovavano proprio dinnanzi
al portone. La cotta d’arme verde, nera e con inserti dorati, le spade corte
sguainate erano segni inequivocabili che si trattava di una pattuglia della
Guardia Cittadina. Lo scricchiolio di una finestra vicina ha interrotto la tua
osservazione, con un assonnato Asphartas che intimava alla pattuglia
sottostante di attendere che scendeste prima di buttare giù la porta. Recandovi
di sotto vi è bastata un’occhiata d’intesa per constatare che entrambi eravate
ignari del motivo per il quale una pattuglia della Guardia Cittadina fosse da
voi a quell’ora della notte, cosa assolutamente inconsueta.
Ancora
riecheggia nella tua mente l’assurdo pronunciamento del Sergente non avete
aperto la porta “vi dichiaro colpevoli di cospirare contro i Signori della
Città e di essere adepti folli del Culto del Dio Anfibio, siamo qui per
condurvi al Sanatorio di Vicolo degli Arpioni per farvi rinsavire e poter
successivamente essere giudicati innanzi ad una Corte cittadina”. Non appena
conclusa la frase, dall’ombra degli edifici di fronte sono emersi altre tre
figure, questa volta in abiti civili: un vecchio umano mingherlino, dalla
sparuta capigliatura biancastra e con una spessa lente poggiata sull’occhio
destro e due imponenti mezz’orchi con lunghe braccia munite di legacci pronti
ad immobilizzarvi. A quel punto in pochi istanti è successo di tutto; mentre
riflettevi che sarebbe stato meglio proclamare la vostra innocenza con vigore
senza opporre resistenza vista la presenza della Guardia Cittadina, i tuoi
pensieri sono stati interrotti dal cantilenare di Asphartas che evidentemente
aveva scelto una via diversa per “chiarire” la questione, ma mentre stavi per
unirti a lui una fitta dolorosissima dalla base del collo ha avviluppato le tue
membra e poi tutto è diventato buio.
E
proprio il buio è stato da quel momento in poi il tuo principale compagno,
oltre ai topi naturalmente. Le piccole celle del Sanatorio sono popolate da
colonie di questi viscidi piccoli roditori, il cui squittire ti risultava a
volte persino gradevole se confrontato con le disumane grida di altri “ospiti”
della cupa magione.
Di
quei miseri giorni ricordi solo il sogno o la visione, non sapresti dire di
quale fra le due cose si sia trattato, che hai avuto improvvisamente e che per
un lungo istante ha messo a tacere il cupo rimbombo nella tua mente delle
disumane urla dei disperati alloggiati come te in quegli antri. Hai visto
nitidamente nell’oscurità il volto di un uomo barbuto contorto in un
angosciante urlo silenzioso, ti è sembrato di affondare nelle sue pupille
dilatate nelle quali hai visto scene di rovina e distruzione: antichi colonnati
creparsi e sbriciolarsi al suolo, soffitti intagliati di ampi saloni crollare e
il bagliore di arcane esplosioni fiammeggiare nell’oscurità con scintille blu e
bianche. Hai visto quindi una rampa di scale che conduceva nel buio più totale,
poi una ragnatela di energia scintillante ha illuminato i gradoni di pietra. Un
anello di ferro, con due minuscoli corni ricurvi l’uno verso l’altro, fluttuava
nel cuore della ragnatela. Le mura e il soffitto hanno iniziato improvvisamente
a scuotersi, polvere e pietre sono iniziate a cadere seppellendo te e
concludendo la misteriosa visione.
E’
questo l’unico evento che ricordi al di fuori della cupa monotonia di quell’
infame ricovero nel quale il passare del tempo serve solo a prolungare l’agonia
dello spirito dei disperati ivi ospitati.
La
solitudine, la disperazione e le privazione di quei lunghi giorni ti hanno
quasi portato più volte a toglierti la vita, cosa che probabilmente si aspetta
chi abbia creato una simile struttura al fine magari di alleggerire il lavoro
delle Corti cittadine e mantenere la “feccia del porto” al di fuori delle
prigioni del Castello di Waterdeep. Ma il desiderio di arrivare un giorno a
mettere le mani sull’ignoto committente che ha invischiato il tuo nome con il
Culto arrivando a farti catturare, oltre ad un naturale istinto di
sopravvivenza, ti ha permesso di andare avanti per lunghi e incalcolabili
giorni fino a quando, in una notte come molte altre un incredibile incontro ha
cambiato per sempre la tua esistenza.
Il
tuo consueto stato di dormiveglia è stato interrotto dal rumore dal clangore
metallico di qualcuno che armeggiava con i chiavistelli della tua piccola cella
e questa volta non era per la consegna del consueto misero rancio assaltato
dagli insetti. Accompagnata da due inservienti un’enigmatica quanto affascinane
figura si è manifestata alla luce della piccola lanterna che uno dei due ha
prontamente sistemato sul rozzo tavolaccio di fronte al tuo giaciglio. Con un
cenno del capo la strana figura ha intimato agli inservienti di lasciarvi soli
e solo a quel punto, quando si è avvicinata ulteriormente hai potuto studiarla
meglio. Grattandoti la lunga barba piena di pulci ti sei chiesto cosa ci
potesse fare una donna dall’aspetto così arcano di fronte in quel luogo; alta,
carnagione di uno scuro dorato, capelli neri, occhi blu aveva un paio di
evidenti caratteristiche che la rendevano unica. La prima era il fatto che non
aveva l’occhio sinistro perché la cavità oculare era costituita da una arcana
luce grigiastra, la seconda era la mano di pietra che fluttuava a pochi
centimetri dal moncherino del polso e che andava a sostituire la mano vera e
propria. L’altra mano impugnava un bastone di legno solcato da rune arcane. Incapace
di formulare la minima parola hai ascoltato la singolare figura che avevi di fronte
rivolgersi a te con le seguenti parole “mi chiamo Sarade Gedreghost, sono una
Cercatrice Guardiana, puoi far comodo all’Organizzazione alla quale appartengo
per questo pagherò per farti uscire da qui, preparati ad incontrare un nuovo
significato nella tua esistenza…”. Incapace di reggere ulteriormente l’emozione
per quell’incontro, il fardello dei lunghi giorni passati ha preso il
sopravvento facendoti improvvisamente perdere i sensi.
Ti
sei risvegliato in una confortevole stanza della Locanda dello Scudo Silente,
nel distretto nord della città, accudito da una graziosa cameriera di nome
Persia che ti ha detto che la tua salvatrice si sarebbe fatta rivedere in
serata. Finalmente hai potuto ammirare una splendida mattinata di sole dalla
finestra della tua stanza.
Verso
ora di cena, finalmente rasato e pulito hai atteso in una saletta secondaria
della locanda il ritorno della strana donna che ti ha salvato, pregando Persia
di accompagnarla da te non appena fosse stata pronta per cenare. Dopo una lunga
attesa sei stato finalmente raggiunto dalla misteriosa donna che si è
immediatamente dichiarata sollevata per il fatto di vederti riposato e con un
aspetto presentabile. Sarade Gedreghost
non ha voluto parlare molto di lei ne dell’organizzazione della quale ha
dichiarato di far parte. Assaporando con lei il succulento stufato del
locandiere e fra un sorso del delicato vino rosso e un morso al pane croccante hai
ascoltato le parole della donna di fronte a te.
“Ti
basti sapere che sono una Guardiana e una Cacciatrice e perseguo tutto ciò e
tutti coloro che danneggiano o tentano di distruggere la Tessitura, la fonte
stessa di tutte le arti arcane nel nostro mondo, per il momento non chiedere
altro sul mio conto forse potrai sapere qualcosa di più in futuro. So tutto
quello che mi occorre riguardo a te, soprattutto sono al corrente della visione
che hai avuto in sogno alcune notti passate.
Il
volto distorto che hai osservato è quello di Halaster Blackcloak, il misterioso
Arcimago che si ritiene essere il padrone del leggendario sotterraneo di
Undermountain, proprio qui al di sotto di Waterdeep. Come te anche molti altri
usufruitori di arti arcane hanno avuto quella visione fra i quali io stessa.
Ritengo che si tratti di una sorta di richiamo, qualcosa di poco chiaro è
accaduto nell’ Undermountain e il terremoto che nella scorsa decade è stato
avvertito in tutta la città dovrebbe aver a che fare con Halaster e il suo
leggendario sotterraneo. Inoltre, l’oggetto rivelato nella visione potrebbe
avere un valore inestimabile e non dovrà cadere in mani sbagliate. Ho bisogno
di qualcuno che investighi il livello meno profondo di Undermountain, anche
detto il Sotterraneo. Per questo ho scelto te e difficilmente mi sbaglio, hai
un potenziale arcano che può svilupparsi e potrebbe portarti ad entrare nella
Confraternita della quale faccio parte. Va ed esplora il Sotterraneo, ma bada a
non avventurarti oltre, quello che celano i livelli più profondi di
Undermountain è qualcosa che va al di là delle tue forze. Un mio contatto ti
attenderà domani alla Locanda del Portale che Sbadiglia si chiama Dorgafal
Shiverock ed è uno Gnomo delle Rocce, potrebbe avere con lui qualcuno che ti
accompagnerà. Non appena potrai riporterai a me notizie su quanto avrai
scoperto, continuerò ad alloggiare presso questa locanda in attesa del tuo
ritorno.
Naturalmente
intraprendendo questa esplorazione ti sdebiterai per il salvataggio e per il
fatto che ho provveduto a sistemare quell’incresciosa faccenda per la quale sei
stato catturato. A proposito, potrai continuare a percorrere le strade di
Waterdeep da cittadino libero… so già quello che stai per chiedermi, ma non
sono al corrente di chi ti abbia messo nei guai, sicuramente deve essere stato
qualcuno che sa il fatto suo visto che neppure con i miei contatti in città
sono riuscita ad apprendere la sua identità, sarà affar tuo scoprire di più a
riguardo non prima naturalmente di investigare per me nel Sotterraneo, non è
vero ? “
Ancorchè
da adolescente hai sempre sognato di farlo sei alquanto turbato dal pensiero di
percorrere i passaggi del leggendario Undermountain, ma la doverosa
riconoscenza che hai per chi ti ha riportato alla vita non ti permette di
rifiutare il compito appena assegnato. Inoltre sei incuriosito dal sapere
qualcosa di più riguardo la Confraternita della quale fa parte Sarade, al
momento sei solo e affiliarti presso qualche gruppo organizzato potrebbe farti
comodo visto che a quanto pare in città hai degli ignoti nemici che potrebbero
tornare a colpirti.
Concludi
la cena condividendo con la Maga, dopo quello che hai ascoltato sei convinto
infatti che Sarade sia senz’altro una fattucchiera, tutto quello che sai
riguardo Undermountain. Nonostante venga da lontano, anche se non ti rivela da
dove, a saperne di più è lei. Acquisisci alcune informazioni molto utili,
sorseggiate nel concludere la cena un pregiato liquore importato da Luskan, e
nel salutarvi le assicuri che la prossima volta sarai tu a pagare visto che ne
avrai di pezzi d’oro da spendere dopo aver esplorato il Sotterraneo. Nel
lasciarti ti rimangono impresse le sue ultime parole “fa attenzione a non percorrere
quei sentieri che per le risorse che possiedi al momento non sono praticabili e
vivrai più a lungo”.
Il
giorno dopo ti dirigi verso la celeberrima Locanda del Portale che Sbadiglia
nel distretto del Castello, due porte ad ovest della Taverna del Boccale Vuoto
una delle quali è l’invitante soglia della Casa di Piacere di Madre Salinka.
La
locanda è fatta di pietra con tetto a spiovente e piano superiore per le stanze
degli ospiti. Le parole incise profondamente nell’insegna appesa tramite due
robuste catenelle ad un palo nero al di sopra del portale d’ingresso recitano
semplicemente “Locanda del Portale che Sbadiglia”.
All’interno
il posto si presenta confortevole, assi di legno lucidato ricoprono il
pavimento e le pareti con arazzi blu appesi ad intervalli regolari. La grande
sala comune è dominata dal celebre grande pozzo che scende verso Undermountain.
Tutto il mobilio è costituito da legno massiccio, l’illuminazione è prodotta da
grandi candelieri circolari che pendono dal soffitto. L’uomo muscoloso dietro
il bancone, intento a parlare con un avventore, deve sicuramente essere Durnan
il Girovago. Il suo volto dalla mascella squadrata e dai glaciali occhi blu
ispira competenza e maestria nell’arte del combattimento, si dice infatti che
sia stato in gioventù un prode guerriero ritiratosi soltanto dopo aver solcato
in lungo e largo i saloni degli innumerevoli livelli sotterranei di
Undermountain del quale controlla attualmente la via d’accesso principale.
Inizi
a dare un’occhiata in giro, individuare uno Gnomo delle Rocce nel salone non
ancora molto affollato non dovrebbe essere molto complicato…
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